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I boardshort non servono solo a fare surf. Servono a muoversi, fare, mangiare, bere, dormire, vivere. Servono in qualsiasi momento e luogo e, mentre fai tutto questo, hai bisogno solo di tre cose: stile, comodità e la giusta quantità di tecnologia. È così che ci evolviamo senza snaturare la visione originale di Quiksilver.
Essere fedeli alla visione originale vuol dire unire stile e innovazione, creare soluzioni che definiscono una generazione e utilizzare materiali che sono più comodi di qualunque cosa provata prima. Vuol dire prendere le performance e l’arte e farne una cosa sola.
La nostra filosofia ci spinge ad essere sempre innovativi, per continuare a studiare nuovi materiali e disegni. Per noi, infatti, non si è mai trattato solo di produrre boardshort, ma di usare i boardshort per migliorare l’esperienza e lo stile di vita del surf.

Our Highline boardshorts are made with Diamond Deluxe fabric, which puts comfort first. They’re low-friction. They’re fast-drying. They feel amazing on the skin and even better in the water.

Un nuovo millennio, una nuova era, centrati sulla tecnologia. È cominciato con il look sotto il ginocchio degli anni ’90, inconfondibile e vistoso. Poi negli anni 2000 l’estetica si è fatta più sofisticata. Era arrivato il momento di concentrarsi sull’innovazione, dopo tutto eravamo appena sopravvissuti al millennium bug.
Questo decennio ha prodotto tanti nuovi tessuti per boardshort. L’effetto elasticizzato l’ha fatta da padrone e Quiksilver ha lanciato il Diamond Dobby, un tessuto che limitava l’attrito sulla pelle con un contatto ridotto del 30%. Accomodatevi nel futuro.
Dal punto di vista della moda, gli anni ’90 presentano diversi dejà vu. Ad esempio i famosi Star Trunk di Slater erano solo leggermente diversi dal disegno del 1978 – erano stati semplicemente reinterpretati con nuovi materiali.
“Non voglio una lunghezza che mi leghi le ginocchia. I primi anni ’90 sono finiti oramai”
Kelly Slater
Oh, gli anni ‘90. Il tramonto del neon e l’ascesa del grunge. Bei tempi, vero? O forse no. “Non era una questione di quanto fossi figo,” racconta Matt Hoy. “Nessuno cercava di essere il migliore o cose del genere. Dovevi essere te stesso e andarne fiero”.
I boardshort sono passati dall’essere così corti che quasi non li vedevi a così lunghi che rischiavi di inciampare. Ogni passaggio, però, ha condotto alla forma che i boardshort hanno assunto oggi.
Che fosse intenzionale o meno, il drastico individualismo degli anni ’90 nascondeva delle buone vibrazioni. Ne è prova il fatto che a volte è in quei momenti rubati che tutti gli elementi sono al proprio posto e il quadro diventa perfetto.
“In quell’epoca l’immagine era l’anti-immagine. Contava solo essere andare al massimo.’’
Matt Hoy
Negli anni ’80 i boardshort hanno avuto una forte impennata rispetto alla relativa tranquillità degli anni ‘70. Tutto è dovuto a un movimento chiamato Echo Beach — durato lo spazio di qualche anno – in cui Newport Beach si è trasformato in un eclettico carnevale che ha cambiato per sempre il surf professionistico.
In tutto il suo splendore, gli anni ’80 hanno segnato il primo momento in cui un surfista poteva costruirsi una carriera comparendo sulle copertine delle riviste. Nasce così il “photo pro”, una nuova figura che richiedeva una spiccata personalità.
I boardshort negli anni ’80 sfidavano il concetto della noia. I colori erano talmente vivaci che ti accecavano, la lunghezza si allontanava dal ginocchio il più possibile e le vestibilità asciutte e le fantasie erano un po’ pop, un po’ artistiche e decisamente irriverenti.
“Era tutto colorato, divertente e finalizzato a rendere felice la gente. Non è questo il vero spirito del surf?”
Danny Kwok
Per i boardshort gli anni ’70 sono stati semplici. Quasi tutti ne avevano un paio. A quasi tutti duravano un anno intero. I migliori, tuttavia, erano solo di una marca. Come ricorda Mark Richards, “Ho preso il mio primo paio di boardshort Quiksilver nel 1970 e mi ricordo di aver pensato che fossero una vera rivoluzione.”
A quei tempi, rivoluzionario voleva dire una vita che cadeva giusta e un disegno smerlato che impediva al tessuto di impigliarsi. A quei tempi un sacco di aziende producevano boardshort ma nessuno riusciva a fare la differenza. Poi è arrivata Quiksilver.
Come racconta la storia, MR ha chiesto a Alan Green e John Law di fargli un paio di boardshort su misura. “Io dovevo scegliere i colori e loro avrebbero prodotto i miei boardshort in base alle mie esigenze. Oggi mi sembrano un po’ troppo corti e asciutti ma vi assicuro che al tempo erano il massimo della moda.”
“In quel periodo mi prendevo un paio di boardshort e li portavo per un anno intero.”
Mark Richards
Quiksilver ha cominciato così. Qui, in un piccolo garage di Torquay, Australia. Eravamo completamente assorbiti dall’ambizione di produrre tavole, inventare bermuda e creare qualcosa che nessuno aveva mai visto prima.
Un paio di bermuda realizzati per fare surf – esclusivamente. Qualcosa che lavorasse insieme a te nell’acqua e che incarnasse la gioventù, l’entusiasmo e l’energia creativa che rendono così speciale il surf. Avevamo bisogno di qualcosa di originale.
Così Alan Green e John Law hanno realizzato il primo paio di boardshort Quiksilver, proprio qui, nel 1969. Al tempo non potevano immaginare il successo che sarebbe seguito.
Quiksilver ha cominciato così...

Generations - Authentic never fades